Torre di Casallia, veduta esterna
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Mille anni, una pietra sola

Le origini: il convento di Sestinga

La Torre di Casallia sorge a valle dell'antica Vetulonia etrusca, in una posizione dominante sulla pianura della Maremma grossetana. Le sue origini risalgono all'anno Mille circa, quando fu eretta come campanile di un piccolo convento benedettino, dipendente dalla più importante Abbazia di Sestinga. Era un luogo di preghiera e di osservazione, la cui altezza permetteva di scandire il tempo della comunità monastica e di sorvegliare la pianura sottostante.

La Contea Aldobrandesca: da campanile a castello

Con l'allontanarsi dei monaci, la torre entrò nell'orbita della Contea Aldobrandesca, il vasto dominio feudale che governava la Maremma toscana tra Duecento e Trecento. È in questa fase che la struttura fu trasformata da campanile in vero e proprio castello: risalgono a questo periodo i due elementi più riconoscibili della torre, la scarpa — la base a pianta trapezoidale che ne allarga e rinforza le fondamenta — e le feritoie in marmo bianco, ancora oggi perfettamente leggibili contro la pietra grigia del paramento, un tempo utilizzate per arco e balestra. I Lambardi, tra le famiglie legate agli Aldobrandeschi, furono protagonisti di questa fase castellana della torre.

Le feritoie che si vedono ancora oggi — marmo bianco contro pietra grigia — erano per archi e balestre. Oggi si aprono sulla Maremma e sul silenzio.

La conquista senese e le grandi famiglie

Solo dopo la conquista di Grosseto da parte di Siena, il territorio e la torre passarono sotto il controllo della Repubblica Senese. Da qui in avanti la torre entrò nell'orbita di alcune tra le più importanti famiglie senesi: i Tolomei — la stessa casata a cui la tradizione dantesca lega la figura di Pia de' Tolomei — gli Austini, che secondo la ricostruzione più accreditata entrarono nella catena di proprietà prima dei Bichi, e infine i Chigi. Ogni famiglia lasciò un segno nella struttura e nella sua storia documentaria, in un intreccio che riflette le vicende politiche e territoriali della Maremma senese tra basso medioevo ed età moderna.

Il Settecento: il tetto a campanile

Un intervento significativo si colloca nel corso del Settecento, quando sulla torre — che già contava sette secoli di vita — fu posato un nuovo tetto a capriate lignee, in uso ancora oggi nell'ultimo livello dell'edificio. Dormire sotto quelle travi significa trovarsi, letteralmente, dentro una stratificazione di mille anni di storia costruita: dalla muratura duecentesca all'orditura lignea settecentesca, fino agli interventi più recenti.

XXI secolo: restauro e rinascita

Dopo secoli di trasformazioni che l'avevano progressivamente allontanata dalla sua forma originaria, la torre è stata oggetto di un restauro integrale, condotto nel pieno rispetto della sua stratificazione storica e architettonica. Sono stati recuperati il paramento in pietra locale, le feritoie in marmo, le volte medievali, il camino d'epoca e la struttura del tetto settecentesco. Il comfort — riscaldamento, cucine attrezzate, bagni contemporanei — è quello di oggi. L'anima è rimasta quella di sempre.

Da questo restauro nascono due appartamenti indipendenti, Ildebrando e Pia de' Tolomei, che restituiscono la torre alla vita conservandone intatta la memoria — e che possono anche tornare a essere, per chi lo desidera, un'unica dimora su quattro piani.

Anno 1000
Campanile del convento benedettino dipendente dall'Abbazia di Sestinga.
XIII secolo
Contea Aldobrandesca: trasformazione da campanile a castello. Scarpa e feritoie in marmo per arco e balestra. I Lambardi, legati agli Aldobrandeschi.
Dopo la conquista di Grosseto
Il territorio passa sotto la Repubblica di Siena: Tolomei, Austini, Bichi, Chigi si succedono nella proprietà della torre.
XVIII secolo
Viene posato il tetto a capriate lignee, ancora visibile nell'ultimo livello.
XXI secolo
Restauro integrale. Nascono Ildebrando e Pia de' Tolomei.
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Le due dimore della torre